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La Proof of Reserves può ovviare alla crisi di credibilità delle criptovalute?

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Credits: Andrew Brook

Il settore delle criptovalute sta vivendo un momento estremamente complicato della sua vita.

Mesi e mesi di continui ribassi si sono infatti andati ad intersecare con una lunga striscia di fallimenti e truffe, con le vicende di Terra (LUNA) e FTX in primo piano.
Proprio i comportamenti sin troppo disinvolti di un gran numero di aziende dedite all’innovazione finanziaria ha posto le basi per una seria crisi di credibilità, che rischia di rivelarsi addirittura più dannosa di un calo generalizzato delle quotazioni, il quale poteva in fondo essere prevedibile, alla luce del fatto che le dimensioni assunte dal mercato corrispondevano alla perfezione alla definizione di bolla speculativa.
Una crisi cui ora l’intero settore è chiamato a dare risposte, se non vuole prestare il fianco al alcuni giudizi sprezzanti del passato, a partire dagli anatemi di Warren Buffett, l’ormai celebre oracolo di Omaha che non ha mai nascosto la sua avversione per gli asset virtuali.

La soluzione può essere Proof of Reserves?

Tra le soluzioni che sono state avanzate nel corso delle ultime settimane per cercare di ovviare alla crisi di credibilità delle criptovalute, spicca in particolare la Proof of Reserves. Per tale si intende in pratica una verifica sulla trasparenza di una società, al termine della quale viene emesso un rapporto in cui viene precisato un requisito fondamentale, la disponibilità di riserve in grado di ottemperare alle richieste di ritiro dei fondi di tutta la clientela, anche nel caso in cui queste avvenissero tutte in contemporanea.
Ad emettere il rapporto sono dei veri e propri revisori incaricati da una società che non deve essere logicamente collegata a quella su cui viene condotto l’audit.

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Credits: TLC Jonhson

La Proof of Reserves è diventata popolare in particolare quando gli exchange, a partire da Binance, hanno deciso di farvi ricorso per tranquillizzare i propri utenti. La sua ratio è abbastanza chiara: se un’azienda può supportare i depositi, è in grado di dare sufficienti garanzie alla clientela, nel caso contrario è meglio girare alla larga.
Nel caso della blockchain, almeno in linea teorica, questo meccanismo può rivelarsi perfetto proprio per la natura stessa della rete, che permette il monitoraggio di quanto avviene al suo interno tutelando al contempo la privacy degli interessati, ovvero senza esporne i dati privati ad alcun genere di rischio.
A loro volta, le società poste sotto controllo possono pubblicare quanto emerso dall’esame, oppure dare l’opportunità agli interessati di verificare in tempo reale le riserve.

Non è tutto oro quello che luccica

Se questo genere di esame può rivelarsi utile per cercare di rassicurare i mercati e impedire che scatti una vera e propria corsa agli sportelli, occorre però anche sottolineare che ci sono alcuni limiti di non poco conto di cui occorre tenere conto.
In particolare occorre ricordare in questo novero i seguenti:

  • è impossibile garantire la contabilità delle riserve disponibili per un arco temporale prolungato. I risultati dell’audit costituiscono una fotografia di quelle esistenti nel momento in cui l’audit viene effettuato, ma nulla garantisce che una determinata azienda non prenda in prestito risorse proprio per fronteggiare l’esame, dismettendole subito dopo;
  • i fondi che vengono esaminati sono criptovalute, con una determinata quotazione al momento dell’audit. Nel periodo immediatamente successivo potrebbe verificarsi un mutamento significativo dei prezzi di mercato, tale da andare ad influire sul quantitativo di denaro reale detenuto dall’azienda.

Al momento non esiste alcun obbligo

Se si parla molto di Proof of Reserves è perché alcune piattaforme crypto, a partire da Binance, hanno capito per tempo la necessità di fornire rassicurazioni agli investitori, in un momento in cui molte aziende stanno crollando per l’impossibilità di liquidare le proprie esposizioni.
Non esiste però alcun obbligo da parte delle stesse ad adempiere in tal senso, in quanto non ci sono normative che lo prevedano. Considerato come da più parti si invoca una rigida regolamentazione delle criptovalute, non è comunque da escludere che nell’immediato futuro possano essere introdotte norme in grado di rendere obbligatorio la PoR.

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