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Il tessile e la moda sempre più ecosostenibili, ecco i nuovi materiali ricavati dallo scarto della frutta

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Tema sempre più caro è la salvaguardia del Pianeta e la tutela delle persone, concetti che vengono applicati nella moda, seconda industria più inquinante al mondo.

Si cerca infatti di trasformare il settore includendo i principi della moda ecosostenibile ed etico.

Ecco dunque da quale base concettuale nascono i nuovi materiali ricavati dallo scarto della frutta.

Secondo Global Fashion Agenda, il forum di riferimento dedicato alla moda sostenibile, sono diverse le priorità delle quali il sistema moda deve tenere conto; la supply chain, ovvero i fornitori e i materiali per la filiera di produzione; l’impegno nel ridurre l’impatto climatico utilizzando l’energia rinnovabile all’interno degli stabilimenti e le conseguenti emissioni di CO2; il packaging riciclato; l‘efficiente uso di acqua, energia e agenti chimici; la promozione di salari adeguati a la scelta di tessuti sostenibili.

All’Istituto Modartech di Pontedera (Pisa), che propone corsi di laurea in Fashion Design, stanno lavorano sul tessuto vegetale, simile alla vera pelle, ricavato da un fungo parassita che cresce sul tronco degli alberi. Modartech lavora inoltre alle sperimentazioni nel campo green con lavorazioni manuali e trattamenti artigianali, fino all’utilizzo di pellami di scarto e difettati per lanciare messaggi di inclusività e accettazione. Tra le proposte più originali, presentate al Graduation Day di quest’anno ci sono gli accessori in MuSkin, un tessuto dalla consistenza simile alla pelle, ma che in realtà è 100% vegetale.

Portiamo progetti di laurea di altissimo livello, dedicati in gran parte alla sostenibilità ambientale – spiega Alessandro Bertini, direttore di Modartech – Crediamo che questa sia la strada giusta per il futuro”.

Ecco una selezione di cinque materiali generati a partire dagli scarti della frutta che rappresentano valide alternative alla vera pelle.

Appleskin

nuovi materiali ricavati dallo scarto della frutta

Appleskin propone una finta pelle vegana ed ecologica creata da Frumat leather a partire dagli scarti delle mele. L’azienda trentina ha sviluppato una nuova materia prima nata dai residui quali bucce, fibre e torsoli delle mele che vengono mixati con materiali sintetici per dare vita ad un materiale resistente, impermeabile, performante, luminosa e morbida al tatto adatta a diverse applicazioni e per accessori di moda.

Fruitleather

Frui

Arriva da Rotterdam Fruitleather, ricavata dal riciclo degli scarti del mango, e ideata dai designer Koen Meerkerk e Hugo de Boon. Con gli scarti del mango, Fruitleather è un materiale organico ù e vegano destinato alle diverse applicazioni, principalmente nel tessile.

Malai

malai pelle vegan colori naturali disponibili

Malai, ricavata dall’acqua di cocco, è un materiale realizzato con cellulosa batterica a partire da rifiuti agricoli provenienti dall’industria del cocco. Flessibile e durevole, viene prodotta in fogli di diverso spessore e viene proposta in molteplici colorazioni, ottenute grazie all’uso di coloranti naturali. Malai viene utilizzata per applicazioni moda. Si tratta di un progetto di ricerca condiviso di Susmith, designer e produttore di prodotti del Kerala, nel sud dell’India, e Zuzana, designer dalla Slovacchia.

Piñatex

tessuto ananas

Dalle fibre e foglie dell’Ananas nasce piñatex, materiale rivoluzionario e brevettato dalla designer spagnola Carmen Hijosa. Un prodotto destinato ad accessori e ad elementi di arredo.

Vegea

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Prodotto e distribuito da Vegea, fondata nel 2016 a Milano dall’architetto Gianpiero Tessitore e dal chimico Francesco Merlino, il tessuto nasce dall’integrazione di chimica e agricoltura. Il risultato è una finta pelle vegetale generata con le vinacce scartate dall’industria agroalimentare, e lavorata attraverso un processo sostenibile che utilizza i macchinari già presenti negli stabilimenti conciari, è una meravigliosa soluzione per applicazioni moda, packaging, arredamento e automotive.

Materiali nuovi per ripensare dalle fondamenta le nostre abitudini di acquisto riguardo al tessile e alla moda.

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