Il disastro DAZN è completo, il governo costretto a muoversi in difesa degli utenti

disastro DAZN

Sembra non esserci mai fine al disastro DAZN. Il colosso dello streaming DAZN sembra intenzionata infatti a mettere a dura prova la pazienza dei tifosi di calcio italiani.

Dopo aver pensato bene di servire una stangata per i nuovi clienti, se mai di questo passo qualcuno avrà voglia di spendere tanto per avere poco (e a volte nulla), ora torna a galla il problema dei disservizi nel corso delle gare.

L’ultimo episodio, gravissimo, è quello che ha caratterizzato il big-match del 16° turno della Serie A, che vedeva contrapposte Inter e Napoli al Meazza di Milano (e anche Udinese-Empoli, di cui si è parlato meno), con buona parte della gara soltanto immaginata dai tifosi delle contendenti e da chi aveva avuto la disgraziata idea di mettersi di fronte al proprio computer per gustarsela. Sui social campeggiava

Stavolta, però, la misura che era colma da molto tempo per i tifosi sembra essersi riempita anche per il governo, dopo mesi di colpevole assenza della politica.

Il governo convoca DAZN

Dopo il disastro DAZN dell’ultima di campionato, di fronte alle furibonde proteste degli utenti, e dopo il regalo fatto per l’inizio dell’anno agli eventuali nuovi utenti, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato l’azienda per il prossimo 10 gennaio.

La dichiarazione rilasciata da Urso suona non proprio augurale per l’emittente: “A tutela dei consumatori ho convocato per il 10 gennaio al Ministero i vertici della società DAZN. Il perpetuarsi del disservizio, impone di fare chiarezza sulle azioni che la società intende prendere, investimenti in rete e tecnologie, al fine di rispondere alle esigenze degli utenti.”

disastro DAZN

Quello che si dovrebbe aggiungere, a questo punto, è che DAZN farebbe bene a prendere provvedimenti non a favore dei suoi utenti, ma di sé stessa. Secondo i resoconti ricorrenti nel corso degli ultimi mesi, infatti, sarebbero già 2,5 milioni gli utenti che hanno deciso di risparmiarsi lo strazio di partite più immaginate che viste, dando la disdetta.

Intanto DAZN scarica le sue responsabilità e minimizza

Se qualcuno pensa che DAZN intenda fare tesoro delle sue mancanze e porvi rimedio, sembra però al momento fuori strada. Dall’emittente fanno infatti sapere che il problema ha riguardato pochi tifosi (anche se fosse così non sarebbe comunque meno grave) e che è stato causato da un partner globale esterno.

A parziale consolazione (secondo i più cinici a ulteriore scorno dei danneggiati), sempre da DAZN fanno però sapere che “qualità e l’attenzione verso il consumatore rimangono per noi priorità imprescindibili”. Per fortuna, verrebbe da commentare, considerato il ciclico ripetersi di questi episodi. Già nel corso della prima giornata della Serie A, del resto, un gran numero di utenti non aveva potuto seguire la gara desiderata. Anche in quel caso rassicurazioni che, all’atto pratico, sono state disattese.

Un aiuto alla pirateria

Dopo l’ennesimo episodio, suona ancora più beffardo lo slogan “La pirateria uccide il calcio” che è stato coniato per invitare i tifosi ad iscriversi, tanto da rivelarsi in definitiva il più classico degli autogoal. Di fronte ai ripetuti disservizi di DAZN, infatti, sono sempre di più i consumatori che decidono di abbandonare l’emittente al suo destino e cercare vie alternative, meno costose.

Il riferimento è agli Iptv illegali i quali offrono la visione dei canali di SkyDAZN e Netflix ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 euro mensili. Si tratta di un fenomeno ormai dilagante e favorito proprio da prezzi troppo elevati e servizi spesso disastrosi.

Secondo le statistiche disponibili, sarebbero già 4,6 milioni gli abbonamenti illegali lungo il territorio peninsulare, tanto da mettere a repentaglio l’intero settore. Si stima infatti che superino il miliardo di euro i ricavi della pirateria, mettendo a rischio 5.700 posti lavoro e sottraendo al PIL 369 milioni di euro. Proprio per questo il governo dovrebbe finalmente battere un colpo per ovviare ad una situazione che fa capire come nel nostro Paese il consumatore non rappresenti altro che la classica vacca da mungere.

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